lettera agli imprenditori italiani

Voi volete assumermi con un contratto interinale a tempo determinato? io mi rifiuto. non accetto una paga da fame, uno stipendio offensivo per lavorare le stesse ore e lo stesso tempo di un lavoratore che pagate meglio soltanto perché prima che arrivassi io la legge 30 non c’era. vi chiedo di assumermi secondo il mio valore di italiano laureato, secondo il mio valore di persona che vuole costruirsi un futuro, secondo il mio volere e non solo.
se non mi assumete adesso, se vi rifiutate di riconoscermi adesso per quello che valgo e per quello che mi spetta, tra venti anni succederanno molte cose. sono una persona che ha studiato. la razionalità è una virtù dell’uomo, la virtù di saper prevedere, da premesse concrete e dai dati di fatto presenti, ciò che avverrà.
i miei figli parleranno un’altra lingua, perché io dovrò andare in un’altro paese, dove apprezzano le mie idee, la mia capacità di ampliare conoscenze e sviluppare progetti senza pregiudizi sulla mia provenienza o sul mio censo, ma soprattutto perché sanno che queste qualità meritano uno stipendio adeguato alla vita fuori dal lavoro. senza una vita soddisfacente il lavoro ne risente.
i vostri figli godranno di una certa agiatezza: avete fatto i soldi pagando meno molte persone e investendo poco, ma ce l’avete fatta. intorno a voi, però, molti stranieri, forse imitandovi, forse no, hanno colonizzato le strade, le istituzioni, i vostri figli li frequentano e non possono fare a meno di stimarli. la vostra pensione è serena, ma quella dei vostri figli? la vostra agiatezza si fonda sulla vendita dei loro beni, non sul loro lavoro, perchè gli avete insegnato che non è tanto utile lavorare, ovvero che è vantaggioso sfruttare. loro sfrutteranno le vostre fatiche. a voi non importerà, perché sarete vecchi. i vostri nipoti, però, dovranno sottostare alle vostre stesse leggi, e i miei nipoti non potranno fare altro che colonizzare le ultime distrutte spoglie di un paese allo sbando, spolpato di ogni grandezza, sfruttato dagli ultimi figli che avevano qualche idea, forse vaga, ma non esattamente ingenua.
nel paese di Galilei, di Bruno, di Mazzini, di Marconi, di Fermi, di Dulbecco, di Giacconi, di tanti e tanti innumerevoli ingegni che la vostra mancanza di futura gloria non ha voluto ospitare nella sua terra natale, come si comporterà con i futuri geni?
davvero un misero investimento, una cifra, del denaro, valgono l’infamia futura, i rinnegamenti, le maledizioni dei vostri sottoposti, i dileggi degli stranieri? davvero ne vale la pena?
vi scrivo questa lettera cercando di smuovere non so cosa nell’animo dei più, consapevole della stoltezza dei politici, nella cecità dei miliardari e nella stupidità di chi li segue accontentandosi delle briciole.
Saluto tutti con le parole di un grande poeta esule che ebbe a scrivere: Perseguitate con la verità i vostri persecutori. e poi che non potete opprimerli mentre vivono, coi pugnali, opprimeteli col’obbrobrio per tutti i secoli futuri (U. Foscolo).

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