L’assurdo allarme dell’analfabetismo

Questo è un momento storico davvero storico.

Tre generazioni di italiani convivono sul suolo patrio e hanno in comune, oltre alla cittadinanza, qualcosa di così rivoluzionario che difficilmente appare a prima vista tale, e che ancora non è visto con la giusta logica entusiastica: tutte e tre sono state a scuola. I miei nonni e i miei genitori sono stati a scuola. Io sono stato a scuola. I vostri nonni (sicuramente con qualche eccezione, ma diciamo che parlo ai nati negli anni settanta) e i vostri genitori sono stati a scuola. Voi siete stati a scuola e tutto questo è avvenuto solo nell’ultimo secolo.

Davidson dice del relativismo culturale che spesso e volentieri operiamo una discriminazione al ribasso delle cose in comune tra due culture soltanto perché le differenze spiccano maggiormente e l’incomprensione è un’arma potentissima di fascinazione. Invece le cose in comune pacificano, rendono i conflitti più dolci e scientificamente chiariscono parecchie cose, come ha fatto per esempio Chomsky con le lingue.

Traslando il metodo di Davidson alla situazione dell’analfabetismo in Italia le cose si possono descrivere più o meno allo stesso modo: spiccando all’occhio esempi di analfabetismo ci sfuggono le più elementari osservazioni di un fenomeno epocale: la maggioranza della popolazione italiana conosce e riconosce almeno un linguaggio scritto (quello della propria nazione). Una buona fetta di questa maggioranza conosce addirittura un altro linguaggio (almeno un’infarinatura d’inglese grazie alla pubblicità, ai film e all’ingloriosa esterofilia italiana). Tutti utilizzano le parole scritte per la comunicazione di tutti i giorni: sms, commenti o post su Facebook o sulle pagine dei giornali on-line, comunicazioni commerciali, lettere d’amore e lettere d’affari, scritte sui muri (la storia umana non ne aveva mai viste così tante che se un’eruzione seppellisse una qualsiasi città europea presa a caso gli eventuali scopritori delle sue rovine penserebbero prima di tutto che avessimo sostituito i muri alla carta…) ecc. ecc. per una tale gamma di scrittura e lettura e una tale mole di testi fruiti e scritti che mai, dico mai, la società metropolitana aveva mai potuto sperimentare.

C’è ancora chi non è convinto e fa leva nel suo ragionamento tutto sulla parola “maggioranza”, che naturalmente io ho usato apposta, anzi ho dovuto usare, in primo luogo perché in un articolo generalista che non ha nessuna pretesa sociologica è corretta; in secondo lugoo perché rientra nella logica davidsoniana del mettere da parte le differenze e sottolineare le cose in comune.
Nell’ottocento il tasso di analfabetismo, solo in Italia, in certe zone, superava anche l’80%. Ancora sotto il fascismo più della metà della popolazione era analfabeta, e non aveva la possibilità di avvicinarsi a nessuna produzione culturale, né scritta né verbale.

Tutti questi dati li sto naturalmente inventando perché non posso ricordare le cifre precise, ma fidandomi della mia memoria di ottimo studente delle superiori, farò finta che esse siano più vicine al vero di quanto non siano. Chiunque può andare a controllare e vedrà che le cose stanno davvero così, o almeno ci sono andato molto vicino. Se ho scelto di non mettere dati precisi è proprio per rendere ancora più evidente la logica davidsoniana. La maggioranza non è più analfabeta: ha concluso gli studi superiori, e una buona fetta di questa ha potuto studiare all’Università, ovvero accedere al massimo grado di conoscenza del genere umano. C’è persino di più. Se anche non volessimo considerare i canali ufficiali degli studi legalmente riconosciuti, qualsiasi italiano (anche se non in tutte le città, e nemmeno in tutte le più grandi, questo lo riconosco) volendo potrebbe studiare senza spendere un soldo esattamente gli stessi libri che studia uno studente universitario di qualsiasi corso di laurea, di qualsiasi Scuola. Infatti abbiamo ripreso la tradizione del Museo di Alessandria e abbiamo creato una delle più grandi istituzione della civiltà occidentale: la Biblioteca.
Questo è sorprendente ed è questo ciò che va sottolineato: va sempre ricordato quale è il grado di civiltà a cui siamo giunti e non solo che molti alfabetizzati sono incapaci di compiere semplici operazioni matematiche o comprendere un testo complesso. Certo, questi sono altri problemi che andranno affrontati con nuovi strumenti e certamente la sfida dell’informazione digitale è quella di migliorare l’acculturamento e non di appiattirlo.

Infine vorrei spezzare una lancia a favore di quelli che non sono in grado di comprendere un testo complesso o anche maggiormente articolato di un semplice articolo giornalistico di cronaca. Siamo davvero sicuri che tutta la cultura si trovi solo nei saggi scientifici o accademici e negli articoli più complessi? Ci chiediamo se la società è davvero pronta a dare più tempo e più risorse a tutti, affinché possano imparare di più e mettersi nelle condizioni di affrontare delle letture più complesse di un articolo di gossip?
La nostra è una società complessa che si regge su mille ruoli diversi e su lavori sia umili che altamente specializzati di milioni di persone che la fanno funzionare, non solo perché sono pagati per farlo, ma perché sono parte di quella stessa società. Quando fai certi lavori e la società non ti da nessuna chance di cambiare il tuo status, forse hai il sacrosanto diritto di non volere nemmeno saperlo un concetto più complesso di quelli che ti servono per sopravvivere, e quindi certi allarmisti, benché esimi studiosi, dovrebbero parlare delle radici in cui il male culturale si annida, e non prendersela (o apparentemente mostrando) soltanto le foglie rinsecchite di questo albero così frondoso e opulento che è la società moderna alfabetizzata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...