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Il gambetto di Renzi

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Renzi è riuscito nell’intento di spostare la discussione sul lavoro dagli stipendi ai diritti. I sindacati negli ultimi vent’anni hanno cristallizzato le loro polemiche (e il loro contributo al dibattito pubblico) sul diritto a lavorare piuttosto che sul diritto a veder riconosciuto il giusto compenso al lavoro. Il risultato è sotto l’occhio di tutti. Lavoratori sottopagati senza tutele e lavoratori talmente tutelati che nemmeno se riconosciuti lavativi e incompetenti vengono licenziati.
La forza del governo Renzi è tutta qua: ha colpito il lavoro proprio dove i sindacati battono da sempre sapendo che il vero nodo non è sui diritti, ma sugli stipendi, cioè uno dei luoghi da cui gli imprenditori possono guadagnare di più.
Il picco di strategia mediatica è stato raggiunto con l’invito agli imprenditori a tornare in Italia.
Ripercorriamo le tappe di questo fantomatico ritorno: 1) gli imprenditori italiani licenziano migliaia e migliaia di dipendenti in Italia; 2) delocalizzano le loro imprese dove gli stipendi sono più bassi (e dove ci sono meno diritti, dirà qualcuno, ma le questioni possono essere unite, non solo distinte); 3) le imprese che hanno delocalizzato fatturano in stati con tassazioni agevolate e non subiscono nessun tipo di sanzione in Italia (ma continuano a fregiarsi del “Made in Italy”); 4) ora che i sindacati hanno perso la battaglia sui diritti decidono che è ora di tornare.
Perché dovrebbero farlo? “Perché Renzi ha eliminato gli ultimi diritti dei lavoratori italiani” risponderà qualcuno. No, perché gli italiani hanno dimostrato al mondo intero, col beneplacito dei sindacati, che possono essere pagati una miseria e lavorano lo stesso, che votano un partito che al governo ha messo uno che ha eliminato fino all’ultima tutela e tutti, ma proprio tutti, invece di guardare cosa entra ed esce dalle tasche, come fanno in tutto il mondo, si riducono (purtroppo) a discutere dei massimi sistemi.
I diritti, come ogni imprenscindibile conquista della modernità, sono sacrosanti fino a quando non se ne abusa. In Italia se ne è abusato e i sindacati, che potevano usarli come merce di scambio per avere stipendi più alti e meritocrazia concreta e immediatamente fattibile, per esempio nella P.A., in nome di principi e privilegi si è trincerata dietro aut aut antistorici che a tutt’oggi danneggiano e hanno danneggiato i cittadini onesti e gli onesti lavoratori.
Allo stesso prezzo Renzi ha eliminato i diritti e mantenuto gli stipendi sotto la soglia minima sancita dalla Costituzione. Il gambetto è quella mossa negli scacchi in cui un giocatore cede un pedone per guadagnare un vantaggio tattico. Renzi non solo si è avvantaggiato tatticamente, ma non ha nemmeno sacrificato un pedone.
Complimenti a tutti, belli e brutti, a chi per miopia o per lungimiranza, ha contribuito a tenere questo paese, per usi e costumi, questi sì ottocenteschi, sotto il livello minimo di civiltà.

Un problema tutto italiano

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Circa centomila italiani sono a spasso invece di essere in galera o ai domiciliari (si fa per dire).
La questione è naturalmente discussa poco e sempre in tono minore perché di questi  centomila (circa) italiani, la maggior parte è costituita da colletti bianchi e da portatori di interessi. A rendere più perniciosa la situazione sono i piccoli delinquenti, i picchiatori occasionali e i ladri della domenica.
C’è da sapere che oggi in Italia, se si viene condannati per un reato che preveda una pena inferiore ai quattro (4) anni, praticamente si viene assolti, il che è una contraddizione in termini. Si potrebbe obiettare che una condanna ai domiciliari o ai servizi sociali sono comunque una condanna, invece io affermo che non lo è.
Tutte le persone condannate, a qualunque pena, dai trenta (30) giorni ai quattro (4) anni, a parer mio (che certamente mi intendo solo di soluzioni immaginarie) dovrebbero scontare la loro pena in carcere, e non per giustizialismo o vendetta (pensate un po’ cosa va ad immaginare la gente), ma semplicemente per tenere lontano dalle attività economiche, sociali e politiche persone riconosciute colpevoli dei reati loro ascritti.
Senza questo genere di delinquenti minori tra i piedi, il Paese potrebbe pian piano ripartire, i posti di lavoro lasciati vacanti potrebbero essere occupati da persone più oneste e capaci, il sentimento di sicurezza generale aumenterebbe perché queste persone non andrebbero in giro ad alimentare la percezione degli altri delinquenti che il crimine, anche se viene sanzionato, in realtà non toglie loro la libertà, e non indurrebbe gli altri italiani onesti a pensare che, in fondo, tanto vale delinquere.
In poche parole a causa dello 0,15% (circa) della popolazione, tutti gli altri devono subire il comportamento criminale di questa classe di individui.

Volete sapere perché? Perché le carceri italiane possono contenere al massimo 65.000 persone, ovvero meno dello 0,05% della popolazione, e invece di costruire altri luoghi deputati al soggiorno degli altri disonesti e criminali che vivono tra noi, lo Stato italiano preferisce non punirli.
Questo è il modo migliore per prendersi gioco degli onesti.