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Motto di spirito punk

I COSI – gruppo moderno anni ’60
Accadde una sera durante un concerto di musica originale anni ’60 al Beat Cafè di San Salvo Marina. Il gruppo sul palco ci racconta con parole nuove e stilemi vecchi di mezzo secolo che lo spirito di un’epoca non è morto e sepolto, ma ha attraversato indenne tre generazioni e può vantarsi di avere ancora qualcosa da dire. L’operazione è a dir poco rischiosa, poichè non è facile portare cover di Celentano, Adamo et similia e poi cantare le proprie canzoni che li echeggiano senza sembrare triti e ritriti. Mi divertono. C’è ancora chi porta in giro blues e chi jazz. Non si può dire che siano invecchiati. Sono classici. La canzone italiana anni ’60 (con cui si è espresso anche Paul Anka, coverato anche lui) è qualcosa che abbiamo nel sangue e scorre nelle vene come un rigenerante. 
Il mio amico e poeta punk Raffaele D.G. non è d’accordo. Proviamo a dare dei voti. Per lui sono addirittura inclassificabili. Siccome è punk non si risparmia: “Fanno cacare” dice sorseggiando un rhum. La prima cosa che mi viene in mente è rispondere con un elegante dimostrazione logica di stampo hegeliano dimenticando che è solo un metodo giustificazionista che non riesce a cogliere il pulsante cuore della realtà.
“Se non ci fosse stata questa musica il punk non ci sarebbe stato” dico convinto della verità della cosa. 
“Se non ci fosse stato il punk avremmo ancora questa musica” risponde il poeta. 
L’ho sempre detto che bisogna pensarci bene, prima di parlare.  
Chapeau.

Cinque milioni di dollari

Nell’articolo di Repubblica “Cinque milioni di dollari per studiare l’immortalità” si racconta che al filosofo John Martin Fischer è stata finanziata una ricerca sul significato e i perché dell’immaginario sull’immortalità e la vita oltre la morte. Le domande a cui il filosofo dovrà rispondere sono queste: 1) se e in quale forma le persone sopravvivono, o possono sopravvivere, alla morte del corpo; 2) quanto credere nell’immortalità influenza il carattere, gli atteggiamenti e le credenze di uomini e donne; 3) perché la gente è portata a credere a una vita ultraterrena; 4) se è o meno irrazionale desiderare l’immortalità.
Proverò a fare la stessa cosa gratis, senza organizzare convegni miliardari, senza essere influenzato da chi ha finanziato la ricerca e soprattutto senza pensarci tanto su, perché il vero problema che attanaglia l’umanità è l’utilizzo strumentale del pensiero.
1) Se e in quale forma le persone sopravvivono, o possono sopravvivere, alla morte del corpo. Risposta: voi conoscete di persona, per sentito dire, perché qualcuno dei vostri conoscenti l’abbia conosciuto, qualcuno che è tornato in vita dopo essere stato dichiarato clinicamente morto? Io no, dunque la risposta a questa domanda è che le persone non possono sopravvivere alla morte del corpo. Se così fosse e gli spiriti esistessero molti di noi avrebbero a che fare con gli spiriti di molti morti, soprattutto degli spiriti dei morti famosi, i quali non si accontenterebbero della fama terrena ma continuerebbero molto volentieri a perpetuarla dopo la morte. Per esempio, se ci fosse una vita dopo la morte, Mike Bongiorno avrebbe partecipato, anche se in puro spirito, a tutte le interrogazioni scolastiche degli ultimi anni come presentatore e mediatore tra gli insegnanti e gli alunni, a tutti i quiz radiofonici e televisivi come ospite illustre ecc.. Io non ho mai sentito dire che qualcuno ha mai sentito dire “Allegria!” se non in una registrazione televisiva.
2) quanto credere nell’immortalità influenza il carattere, gli atteggiamenti e le credenze di uomini e donne. Risposta: è davvero incredibile come tutti gli uomini in più alto grado delle gerarchie ecclesiastiche e religiose delle maggiori religioni sulla faccia della terra (esclusa la buddista) facciano a gara ad accaparrarsi potere politico (vedi l’Iran, il Vaticano, lo Stato d’Israele) invece di pregare e sacrificarsi come coloro ai quali chiedono di farlo. I credenti, infatti, sono stati educati a credere nelle religioni suddette e fanno tutto quello che viene chiesto loro dai rappresentanti delle religioni. Quindi la risposta è sì, credere nell’immortalità influenza il carattere di uomini e donne (li spinge ad aver paura della morte, li porta a temere che lottare per una vita migliore possa escluderli dalla vita eterna), e influenza soprattutto gli atteggiamenti e le credenze dei capi delle religioni, i quali, in modo oltremodo terreno fanno credere a tutti i loro seguaci che la vita celeste esista.
3) perché la gente è portata a credere ad una vita ultraterrena. Risposta: perché se, con falsa coscienza, un eminente filosofo o un eminente personaggio o rappresentante di una religione, dicesse chiaramente una volta per tutte che la vita ultraterrena è solo un desiderio o un sogno, gli eminenti di cui sopra non avrebbero lo stesso potere terreno di cui alla risposta 2) e l’eminente filosofo non avrebbe ricevuto cinque milioni di dollari per rispondere a questa domanda.
4) se è irrazionale o meno desiderare l’immortalità. Risposta: ma certo che desiderare l’immortalità è razionale, è crederci ad essere irrazionale.

Nietzsche era un dilettante

Tutti quelli che amano Nietsche perché ha rifiutato in blocco i valori della Chiesa cattolica, i valori cristiani, perché ha messo in discussione i valori alla base della società moderna, lo hanno trasformato in un Dio. Se si chiede loro di esporre la dottrina di Nietsche, vi rispondono che Nietzsche non possiede una dottrina, che ha rifiutato Platone, Hegel e tutti i loro epigoni proprio per evitare che ci fosse una filosofia dei dogmi. Dunque, per Nietzsche, si è sviluppata una fede. A ben guardare la società in cui Nietzsche viveva, che tanto lo infastidiva, costellata da balordi intellettuali e spaventevoli pecorelle che zampettavano dietro alla buona novella, non è affatto quella che lui diceva di voler combattere. Nietzsche è un altro sintomo della malattia che voleva guarire. Alla fine dell’800 dominavano le grandi aziende, il libero commercio, lo sfruttamento dei lavoratori, la disumanizzazione delle donne, degli omossessuali e del libero pensiero (sia esso anarchico, socialista o anche laburista), così come la più paradossale contraddizione in campo religioso, dove i prelati e le alte cariche ecclesiastiche non erano altro (tranne rarissime eccezioni) che servi degli stessi poteri politici ed economici che rendevano quella società un’oligarchia se non una monarchia del denaro. Dove vedesse deboli che vincono, che manovrano, che dirigono la vita di tutti, questo proprio non lo so. Una possibile risposta è che non trovando altra strada – in un mondo di veri leoni – che quella di fare l’agnello dalla voce grossa, abbia utilizzato la stessa pratica di quelli: vizi privati e pubbliche virtù. Con uno dei più grossi errori della storia: credere a quelle virtù e non praticare quei vizi.