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La Grande Abbuffata

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“La grande abbuffata”, il film capolavoro di Marco Ferreri, ha compiuto 40 anni. Oserei dire i suoi primi 40 anni, o anche che non li dimostra e che è tra i miei film preferiti e che chi non l’ha visto nemmeno una volta nella vita dovrebbe farlo, almeno per il gusto di scandalizzarsi ancora in questo momento in cui sembra (molti lo dicono, ma lo dicevano anche nel 1600) che è stato detto tutto e che non c’è più nulla da dire. A detta dell’autore questo film è “fisiologico”. In effetti c’è tutto: nascita, morte, sesso, cibo, merda e tutte le sensazioni possibili con i cinque sensi e le arti che li nobilitano: musica, danza, alta cucina, bellezza e morte, e visto che al cinema il più difficile da trasmettere è l’odore, c’è anche molta merda, ché questa la conosciamo tutti.
Il film narra la messa in opera del suicidio collettivo di quattro amici ognuno dei quali incarna un simbolo della società di massa: un giudice (che è rimasto bambino e ha rapporti sessuali non completi con la sua vecchia levatrice innamorata di lui); un cuoco (che ha un famoso ristorante, ma non va più d’accordo con la moglie e ha ormai perso le speranze che i “ricchi” capiscano qualcosa di cucina, ovvero se la gustino, importante è solo che il piatto sia complicato e che costi tanto); un produttore-regista televisivo (di tendenze omosessuali si è ridotto a portare sullo schermo prodotti commerciali e deve fare i conti con una figlia che è il prodotto di questa mercificazione della società e che non capisce la differenza tra il saper fare qualcosa e il credere di saperlo fare); e un pilota di linea (che incarna il mito del playboy italiano, un marinaio dei giorni nostri che vive solo della gloria delle sue conquiste, ormai impotente).
L’idea dei quattro è che Ugo (Ugo Tognazzi), il cuoco, prepari quanto di più prelibato la cucina (francese e italiana) abbia mai potuto inventare e che si mangi fino a morirne. Lo aiuta ai fornelli Philippe (Philippe Noiret), il giudice, che vede in quest’occasione il modo di imparare qualcosa di nuovo e allo stesso tempo di non pensare alla miseria del mondo e della sua vita. Mentre Michel (Michel Piccoli) si dedica alla danza e alla musica e Marcello (Marcello Mastroianni) si dedica alla meccanica, mettendosi alla riparazione di una Bugatti abbandonata nel garage della villa in cui consumeranno il loro ultimo pasto e la loro stessa vita.
Marcello e Michel pensano che senza donne non si possa festeggiare adeguatamente e Ugo è d’accordo con loro. Solo Philippe è contrario a chiamare delle prostitute, molto probabilmente perché sono le uniche donne che ha conosciuto in vita e avrebbe preferito un ritiro di soli uomini. Tuttavia dopo la prima notte, la giornata si apre con la visita di una maestra con la sua scolaresca: nel giardino della villa c’è il tiglio sotto il quale il grande poeta satirico francese Boileau amava riposare e scrivere e lei fa una lezione ai suoi alunni.

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La maestra, l’affascinante e giunonica Andrea (Andrea Ferreol) viene invitata alla festa della sera stessa da Ugo, quasi a voler completare il cerchio con le tre prostitute che un annuncio messo da Michel e Marcello sta cercando. Philippe è già innamorato di Andrea e il suo arrivo non fa che scatenare le passioni durante la festa in cui tutto è esplicito: il cibo, le passioni, l’impotenza (razionale e fisica di Marcello), il rapporto tra il bene (Andrea, maestra e Madre) e il cosiddetto male (le tre prostitute, ovvero le parche, ovvero le furie, ovvero le tre marie). Tutto si smussa, si amalgama, diventa un tutt’uno di essere e non-essere, le contraddizioni si capovolgono e quello che ne esce fuori è la vita in tutte le sue sfaccettature, contraddizioni e ovvietà, verrebbe da dire. Non c’è moralità, né censura che tengano, di fronte all’autodeterminazione. In questo film ogni personaggio è puro come dovrebbero essere puri gli essere umani e lasciati vivere (e morire) a loro piacimento, come garba alla loro idea di vita. Nel film ci sono anche simboli, ma non sono surreali né rimandano a significati altri.
La morte è una parte della vita, ma è fredda. Marcello, dopo gli inutili tentativi con le prostitute, non riesce a scopare nemmeno con Andrea (la Madre e la Maestra) e si lascia morire assiderato dentro la Bugatti che è riuscito a rimettere in moto.

La battuta è che finalmente, diventato un pezzo di ghiaccio, è duro, come il cazzo che voleva essere, ma in realtà è anche il rapporto con la macchina, che egli uomo, è riuscito a mettere in moto, mentre non riesce a mettere in moto sé stesso. La prima frecciata alla società di massa. La morte di Marcello sconvolge Michel, innamorato di lui. Ha dei gravi problemi di meteorismo e gli altri lo mettono a letto e lo ingozzano, esattamente come fa il pubblico con la televisione, che sembra riversarci addosso la sua merda, ma in realtà è il pubblico ad accettarla passivo, a non riuscire a smettere di guardarla e di crederla buona da mangiare. A questo punto, infatti, inaspettatamente, uno dei cessi esplode e riversa tutta la sua merda in casa. Michel non sarà da meno della televisione che ha fatto fino a quel momento. Sembra che si sia rimesso, in realtà la merda che ha accumulato dentro di sé esplode, e muore così, in un lago della sua stessa merda.

Le prostitute sono andate vie e rimangono solo Ugo e Philippe. Andrea ha deciso di aiutarli e si accingono a preparare il piatto finale, un paté speciale fatto di tre carni diverse farcito e presentato in una torta gigante a forma di cupola di San Pietro. Facile o “troppo” facile anche qui fare del banale simbolismo. Le tre carni possono essere le tre persone della trinità e la cupola di San Pietro che si mangeranno è la fine (o l’inizio) della chiesa cattolica. Nell’intero film non c’è nessun altro riferimento alla religione. La scena è surreale poiché il piatto lo preparano tutti e tre insieme e sullo sfondo c’è la ghiacciaia con i corpi congelati di Marcello e Philippe, quasi a satireggiare sulla vita dopo la morte che altro non può essere che il proprio corpo surgelato, evidentemente. Philippe imboccherà fino ad un certo punto Ugo, il quale vuole finire quel capolavoro che ha fatto e che se preparasse per altri lo farebbe diventare miliardario, ma questi “altri” lo mangerebbero solo perché costa tanto, non perché saprebbero davvero apprezzarlo.

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Ugo muore steso sul tavolo della cucina (il suo regno dei sensi) mentre Philippe lo imbocca e Andrea lo masturba.
Philippe da ultimo, è quasi tentato di abbandonare il proposito fatale, ma Andrea assurge a Dea della Vita e della Morte e gli prepara un dolce a forma di tette e lo imbocca sotto il tiglio del poeta fino a quando, prima dell’ultimo boccone, si spegne.
È morta la tecnica (Marcello), è morta l’arte svenduta e mercificata (Michel), è morta la gioia di vivere il proprio nutrimento e la propria fisicità (Ugo), è morta anche la Giustizia (Philippe).
Andrea, Maestra e Madre, che ha fatto l’amore con tutti tranne che con Marcello, è pronta a ridare vita al mondo.
C’è tutto.

C’è asta e asta

Nella casa dello studente in cui mi trovo (fino alla fine del mese) c’è una connessione ad internet con un proxy. Il proxy possiede un firewall che controlla le parole immesse nelle ricerche e negli indirizzi (credo sia così, più o meno: questo post non ha la pretesa di spiegare il funzionamento di alcunché, ma solo di mostrarne gli effetti). Essendo molti anni che ci vivo (e ci convivo) so esattamente quali sono le parole inserite in una ricerca o che si trovano nell’indirizzo del dominio a rimandare al sito istituzionale dell’azienda per il diritto allo studio dell’emilia-romagna. Sono parole ovvie: sesso, tette, porno ecc. Anche la parola “pedofilia” e “pedofilo” sono nella lista, con il risultato che non si possono leggere nemmeno le notizie di cronaca negli articoli che le contengono (come se un pedofilo cercasse veramente la parola “pedofilo” in rete!). Un’altra molto interessante soprattutto in questi giorni è “topless”. Se la curiosità di vedere il petto nudo della duchessa di Cambrdge vi dovesse cogliere non è qui che la potete cercare. La cosa interessante è che le stesse parole di cui sopra anche se scritte in inglese producono lo stesso risultato. La pagina istituzionale dell’azienda si apre e voi vi sentite un po’ colti in castagna, vi vergognate un po’, solo un po’ però. Perché invece per vedere della sana pornografia è facilissimo. Basta sapere che gli indirizzi dei siti porno non contengono la parola “porno” e quindi la ricerca può dare certamente esito positivo. 
Oggi pomeriggio volevo provare un’emozione. Volevo leggere la storia di Dick Fosbury su Wikipedia, leggere dell’impresa compiuta a Città del Messico, della rivoluzionaria tecnica per il salto con l’asta che ancora oggi porta il suo nome. E invece no. Per il firewall (o chi per lui) Dick Fosbury è una parolaccia, perché in inglese la parola “dick” non è solo un nome di persona, ma si può tradurre con “cazzo, verga, uccello, cetriolo ecc” anche se in effetti, in inglese, se dite “dick” (proprio perché è anche un nome) non state dicendo proprio una parolaccia come se in italiano diceste “cazzo”. Misteri delle lingue comunque. Quello che risulta incredibile è che, nel mio caso, cercando un saltatore con l’asta il sistema mi ha pizzicato pensando che fossi in cerca di un altro tipo di asta.

Avventure di sesso virtuale non garantito

Questo resoconto è praticamente vero, ma mi riservo di svelare il nome della persona a cui è capitato.
Succede di sentire caldo nei lombi dopo mesi e mesi che non si ha consuetudine con una donna. Succede di frequentare Twitter aspettando frenetico la foto osè dei propri following di genere femminile. Succede di sognare avventure galanti tra le pietre e le fronde selvagge delle spiagge vicine. Succede che si trovi casualmente un sito dove chiacchieraree tranquillamente con signorine disinibite che per qualche obolo si spogliano tra una battuta e l’altra. Succede l’impensabile. Arriva un messaggio privato (PM) di una ragazza che racconta di non aver ancora ricevuto l’approvazione ad aprire la sua stanza (room) e domanda come stai, se sei nuovo di quel sito, se ti stai divertendo. Quello che rispondi non è importante. Questa ragazza ha cercato proprio te. Come ha fatto a leggerti nel pensiero? A te non interessa davvero il sesso selvaggio, il fisting (anale e/o vaginale, blow jobs (con dildos) oppure doppia penetrazione con giocattoli di colori diversi… No. Ciò che stai cercando è un contatto umano, un incontro, una conoscenza, una vera avventura romantica. Se questa ragazza non la puoi vedere il momento dell’attesa ti carica di eccitazione. Se questa ragazza ti rivolge la parola non sta semplicemente sfruttando la situazione per soldi, perché non sta vendendo la sua immagine, ma la sua anima. Allora le si dà corda. Si parla dei propri interessi e delle rispettive attività, di qualcosa di completamente diverso dalle dimensioni fittizie del birillo biricchino o delle  capacità amatorie dal cursus lunghissimo. Esaurita la breve parentesi tuttavia, la ragazza sa stupire con una semplice domanda. Cosa si direbbe di uno spettacolo gratis in cui lei mostrerà cos’è uno squirting? Si sa cos’è. Si è scienziati, si conosce la lingua inglese, l’anatomia femminile e anche un po’ di slang. Ok, è una principessa con le sue giuste esigenze naturali. In cambio si chiede di votare e “ammirare” (admire) il suo profilo una volta approvato dagli amministratori. Per così poco ci si può sacrificare. Naturalmente c’è un inconveniente. Per poterla ammirare è necessario iscriversi ad un sito di chat in cui il suo profilo è già attivo. Lei farà da guida passo passo nella procedura. È davvero premurosa. 
Seguendo il link che ha mandato c’è un form da compilare. Alla fine è richiesta una carta di credito. Ok, ma non si era detto che è free (gratis)? Certo, risponde lei, ma questi soldi (appena $4,99) saranno restituiti, poiché conosce un metodo per avere gratis molti altri credits in modo da assistere al suo show. Ok. Il form viene completato e si va avanti. Lei domanda se è arrivata la e-mail di conferma dell’iscrizione. Certo che è arrivata. Chiede il corrispondente ID che la società ha emesso con la transazione. Ok, si risponde, anche se, da consumatore consapevole, si sa che non si dovrebbero consegnare ad altri i propri dati sensibili, ma quella ragazza vuole fare squirting gratis e si è sensibili ad altri dati in questo frangente. Ti manda un altro link e l’attesa di collegarsi con lei sembra terminata. Invece si arriva su un sito di chat diverso dal precedente e diverso anche da quello su cui si sta chattando in quel momento. Che storia è questa? Non c’è da preoccuparsi, sweety (nessuno ti ha mai chiamato sweety) perché dopo l’avvenuta iscrizione e lo spettacolo verrà insegnato come disdire l’iscrizione. Non si deve pagare nient’altro. “È un modo per farti godere il mio show totally free” ripete. Ok, ma non è stata davvero convincente. Si può pensare ad una truffa. Glielo si dice che forse non è il caso di fidarsi. “Perché non ci sentiamo su skype e facciamo lo spettacolo lì? È altrettanto gratis”. La ragazza è reticente. Dice che non ha skype e che il suo computer non lo supporta e non riesce a scaricarselo. “Do you think i’m a fool?” le viene domandato retoricamente. Lei non se la prende. “Hai yahoo messenger?” ti domanda “ci possiamo vedere lì e ti dimostro che non sono una truffatrice” Wow, dice l’uccello all’altezza dell’equatore, “vuoi vedere che mi sono sbagliato su questa girl?”. Allora viene messo in download yahoo messenger, si apre un profilo e si aspetta. Arriva una richiesta di contatto. La girl vi guarda negli occhi per circa trenta secondi e poi comunica che la sua webcam è tutta dedicata al sito a cui ti devi iscrivere. “Ti fidi adesso?” Certo, risponde il pappagallo caraibico, e “farai tutto quello che ti dico?” Assolutamente. Non si aspetta altro. 
Viene richiesto di inserire gli stessi dati inseriti precedentemente in un terzo sito. Questo però è un sito strano. La stessa iscrizione è un abbonamento. Fra un mese toglieranno svariati soldini dalla carta di credito e viene comunicato alla girl. Lei ripete per la terza volta che verrà dato ogni aiuto possibile a disdire l’abbonamento in una fase successiva. Inoltre, come se niente fosse, viene chiesto di inserire una tipologia di carta diversa da quella che si ha. È l’unico metodo per avere  i credits gratis e ottenere lo spettacolo for free. Niente di eccepibile, ma siccome non si è del tutto scemi si sa che scegliere per esempio VISA avendo a disposizione una MASTERCARD non è un grande esempio di truffa. Eppure si continua. Lo spettacolo promesso è un macigno sulle condutture che portano neurotrasmettori ai neuroni del cervello il quale non è più capace di giudizi sintetici, ma solo di giudizi estetici. Ma non tutto è perduto. Quando lei  chiede com’è andata tu pensi: “Come volevi che andasse?” e rispondi: “Mi hanno rifiutato la transizione”. Al che lei non si scompone e dice che allora manderà il link dove cancellare l’iscrizione a quel sito. Dello spettacolo di poco prima non si parla più. Non le viene ricordato che ci si è iscritti a due siti e il terzo l’ha rifiutata, ma aspetti. Ti manda il link. Lo si apre. La url è sbagliata. Glielo si dice. Ne manda un altro. La url è sbagliata. Il terzo link si apre. “È tutto ok?” ti domanda. “Certo” rispondi e ogni comunicazione viene interrotta. Si sa che qualcuno ha fregato qualcun’altro e lo pensi anche tu, dolce e iniquo lettore. Ma la colpa è dell’autore. Proveremo a riannodare il nastro e a raccontare ciò che non è stato detto finora. 
1) Quando ci si è iscritti la prima volta è stata usata una carta di debito usa e getta;
2) Prima di iscriversi al secondo sito l’iscrizione al primo è stata cancellata senza dirlo alla girl;
3) Per l’iscrizione al terzo è stata usata una nuova carta di debito usa e getta e ci si è cancellati dal secondo sito.
La pagina del link per la disdetta era la vera trappola, ovvero una pagina dove avrebbe potuto copiare i dati della carta per i suoi sporchi comodi. Il giorno dopo sia il profilo sul primo sito che su yahoo messenger non esistevano più. 
Come sono stati usati quei $4.99? Suvvia, un po’ di immaginazione e troverete la soluzione…
p.s.: da che mondo è mondo se non esiste il pranzo gratis allora non esiste gratis nemmeno la…