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Zalone, Star Wars e l’arte di raccontare storie

Una storia è la nostra memoria in forma diversa, è la rappresentazione di motivazioni, archetipi e desideri che conosciamo sotto forma di bisogni, atti e realizzazioni in ogni fase della nostra vita. L’universalità delle storie e dell’arte del narrare, la trasversalità culturale degli schemi narrativi e delle funzioni dei personaggi è risaputa e banale. Abbiamo bisogno di storie come abbiamo bisogno di confidarci con un amico o di raccontare un’avventura amorosa, un brutto incidente o un successo negli affari o nella professione. Il tentativo di spiegare il successo dei film con Checco Zalone è la cattiva sociologia in cui affogano molti blog e la quasi maggioranza delle discussioni in rete, così come quelle sull’ultimo film di Star Wars che si sono trasformate in veri e propri corsi di narratologia filmica e/o tout court. Tutto questo è molto interessante, ma quella stessa cattiva sociologia rispecchia l’altro tragico tormentone nei dibattiti pubblici e durante le cene o gli aperitivi di chi si occupa di letteratura: lamentarsi delle classifiche dei libri più venduti e della mancanza di dibattito e di denuncia del livello ormai abietto a cui si sono ridotti i consumatori di letteratura nel nostro Bel paese. Immagino scenari apocalittici alla Fahrenheit 451 in cui invece dei memorizzatori i lettori di “buoni libri” se li passano fra loro magari usando “Little Free Library” o altri mezzi di book sharing e leggono di nascosto i capolavori universali della letteratura continuando a comprare i più sordidi titoli nei supermercati, negli uffici postali, negli aeroporti e financo nelle librerie, giusto per non sfigurare, e rimanere alla moda sfoggiando sul comodino il best-seller di turno che nell’80% dei casi non si legge nemmeno. L’ultimo film di Star Wars è un esempio di storia raccontata davanti a un caminetto globale e illuminato da un mito commerciale e blasonato, un culto vero e proprio che riprende il filone della persona normale che si ritrova con dei poteri a dover salvare il mondo. In qualche modo è una storia che conosciamo bene e ci piace vederla e rivederla perché sembra che parli di noi. L’ultimo film di Checco Zalone è un esempio di film costituito da frammenti di conversazioni, di sketch di cui saremmo potuti essere protagonisti, in cui ci sembra di riconoscere l’amico più simpatico del nostro gruppo e rientra in un modello di narrazione che rimanda più a Youtube e al bar che all’arte di raccontare storie. Siamo tutti pieni di pregiudizi e così anche la battuta più becera, quella che non è affatto satira, ma soltanto uno sfottò viscerale che invece di chiamare alle armi la nostra intelligenza primaria, fa scattare i nostri bassi istinti di animali braccati, ci fa ridere come se non avessimo mai riso prima in vita nostra e la sociologia spicciola cerca di spiegare il fenomeno parlando di involuzione. Se stessimo tutti più attenti a raccontare storie tipo Star Wars e ci dedicassimo alla narrazione mostrando gli esempi riusciti di quest’arte scopriremmo che non abbiamo bisogno di spiegazioni consolatorie, ma di storie spiazzanti, e invece di celebrare indirettamente ciò che ci sembra giusto odiare e disprezzare restituiremmo giustizia a chi la merita, e magari, ma solo per magia, vedremmo le classifiche dei libri più venduti come (forse) dovrebbero essere: sottosopra.

p.s.: non ho visto né Star Wars: Il risveglio della forza,Quo vado?.

L’ultimo libro che ho letto è Il vagabondo delle stelle di Jack London. Fate voi.